Home Emozioni di ogni giorno Primo capitolo: osservazione.

Primo capitolo: osservazione.

20 febbraio 2017

L’importanza dell’osservazione.

Sono le tre parole chiave.

Guardare,  Osservare, Vedere.

Dicono che per fare il mio lavoro, bisogna occuparsi dell’altro, della cura dell’altro.
Per poter rendere possibile un aiuto, è necessario che non ci sia coinvolgimento emotivo. Ognuno di noi deve sapersi analizzare, conoscere la propria storia e mantenere saldi i giudizi.
Per aiutare l’altro, bisogna accoglierlo ma rimanendo oggettivi.

Sono seduta sul treno. Nuovo compito della settimana, guardare la persona che siede davanti a me e descriverla in modo più oggettivo possibile, cercando di non farsi denunciare ovviamente.

Partiamo dal presupposto che chiedere ad una persona come me di essere oggettiva è un paradosso. Ma ci si prova.
Donna, sui 45 anni. Riccia, rossa, capelli caschetto. Alta 1.56 con 5 cm di tacco. Corporatura robusta, in carne. Scarpe laccate, vernice e inglesine. Pantaloni blu, maglia a motivi orientali rossi bianchi e neri a sfondo blu, diverso dai pantaloni. Golfino grigio lungo, fino a sotto le tasche dei jeans. Seduta comodamente con la borsa appoggiata sopra le ginocchia, una oBag celeste con manici in corda blu. Una collana corta luccicante e tre anelli sulla mano sinistra, due medio e uno (probabilmente fede) anulare. Occhiali da vista grandi neri. Orecchini argento, due cerchi intrecciati l’uno all’altro. Legge un libro sul kindle con custodia nera.

Ho fatto fatica. Ammetto di aver commentato quasi tutto mentalmente; nella mia testa.. quella borsa costa troppo ed è bruttina. Il suo colore preferito suppongo sia il blu, che si abbinava e si mimetizzava quasi perfettamente al sedile del treno. La fodera interna della borsa era uguale alla sua maglia. Masticava pure una cicca e chi mi conosce sa che faccio caso a queste cose, un po’ di versi li faceva. Tutto sommato mi sembrava una buona donna, di famiglia, gentile e simpatica. Chissà se è vero. Se è esattamente come l’ho percepita, analizzata. Chissà se anche lei ha fatto lo stesso con me. Chissà se qualcuno mi analizza, come spesso faccio io.. e voi? analizzate le persone che vi trovate davanti? Riuscite ad essere oggettivi oppure la vostra espressione la maggior parte delle volte esprime tutto?

Mi rendo conto di quanto possa esser sottile la differenza tra questi tre verbi, che fondamentalmente vogliono dire la stessa cosa, ma che in realtà hanno significati un po’ più profondi.
Non giudicare un libro da una copertina, tipica frase. La gente si sofferma a guardare una persona. A guardare in superficie, come se fossimo tutti un involucro. Come se avessimo una maschera che indossiamo tutti i giorni: i nostri vestiti, i nostri capelli, spesso spettinati, il trucco.

Ognuno è ciò che si presenta. Ed ora ricordo, come se fosse ieri, un giorno di primavera dell’anno scorso: salgo sul treno e una signora che potrebbe avere la stessa età di questa appena descritta si siede davanti a me. Era agitata, la vedevo parecchio tremante, un po’ spaesata. Mi guarda, le sorrido ma lei non mi sorride, è troppo presa da qualcosa.
Prende in mano il telefono e chiama qualcuno, inizia a parlare e trema. Inizia a raccontare ciò che prova, ma sotto altre parole, per la paura di lasciarsi andare.

Racconta l’esperienza che ha appena vissuto, in ospedale. Sta tornando da una visita, una visita importante che la commuove. Inizia a piangere, prova a trattenersi, parla di tumore. Le sentivo un buco, un buco dentro, che si formava anche nell’aria, tra noi. Avrei tanto voluto abbracciarla, ma mi sono limitata, al tempo di scendere alla fermata, di sorriderle di nuovo e a trovare il suo sorriso.

Ho cercato di prenderla. Chissà, se mi ha sorriso, perché ha capito il mio accoglierla.

Il mio ricordo è completamente dettato dai sentimenti che ho provato in quell’istante, c’è poco da discutere sulla mia oggettività in quel momento… eppure, mi ha lasciato un segno. Un po’ perchè ha smosso sicuramente qualcosa nel mio vissuto e un po’ perchè sono convinta,che quando una persona ha bisogno, d’amore, lo vedi. Lo senti. Si crea questo distacco involontario che è dovuto a questo buco, questa mancanza. C’è questa contrapposizione di mancanza che vuol essere colmata d’amore, che allo stesso tempo ti allontana e ti fa cadere nel vuoto.

Non son capace. Io, ho sempre pensato di non esser tagliata per questa vita. Ci metto troppo, troppo tempo, troppa testa, troppo cuore. Ma poi ci ripenso e mi chiedo come sarebbe stato, se quel giorno io avessi semplicemente, oggettivamente, guardato quella persona. Esatto, guardato, guardare. Se io avessi visto quella donna, vestita da casa, con questo cappellino nero, quel cellulare vecchio e quei pantaloni comodi con le scarpe da ginnastica. Quei capelli spettinati. Se io avessi visto solo questo, se mi fossi fermata li, non l’avrei mai conosciuta. Non l’avrei mai portata con me ora, qui, dentro. E probabilmente, in quella giornata brutta, lei non avrebbe nemmeno ricevuto un sorriso. Un sorriso qualunque, il mio, che però aveva così tanto amore dentro, che ho sperato che potesse avergliene trasmesso almeno un pochino.

Mi ha lasciato un’impronta, forte, felice, importante. Mi ha fatto sentire qualcuno nonostante non ci conoscessimo. Avrei preferito fare di più, dare di più, eppure tutt’ora, so che lei mi ha dato tanto.

Da sempre convinta, e lo sarò sempre, che basta poco. Basta poco per cambiare qualcosa in una persona. Basta anche poco per trasmettere, basta “fare”. Sono convinta che il guardare, il vedere, l’osservazione è qualcosa di più profondo. E’ qualcosa che va fatto con criterio, qualcosa che scotta ma qualcosa che pesa. Qualcosa per cui vale la pena lasciarsi bruciare. Sorridi, sorridi ad una persona se in quel momento sei felice anche se lei non ti sorride. Sorridi anche quando non sei felice, non è necessario. Sorridi ed apriti così, ad una persona, andando oltre ciò che presenta. Hai il potere di comunicare qualcosa, fallo. Non fermarti alla sola apparenza, al solo odore, ai soli capelli spettinati. Lasciati bruciare e impara ad osservare dentro.

4 commenti

Pali 10 marzo 2017 at 15:17

Sei proprio tu❤️Brava amica mia❤️È l’inizio di una cosa bellissima ti voglio bene.

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Sonia 10 marzo 2017 at 21:29

Bravissima! Hai scritto emozioni bellissime di attimi che potrebbero valere poco ma i realtà offrono tanto. Dipende tutto dal ❤ che guida lo sguardo…

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Miky 10 marzo 2017 at 22:18

Wow tesoro mio …… sai emozionare nello scrivere, quest’inizio mi piace tanto tanto

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Zia Mire 11 marzo 2017 at 10:09

Cavolo Dafne , io che non leggo mai ………, quello che hai scritto mi è piaciuto tantissimo , mi immedesimavo nelle tue situazioni mi sembrava di riviverle …
che bello che è esprimere quello che si prova ,le esperienze che si vivono e tu ci riesci benissimo.
Da scrivere un libro
Mi vedo in te

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