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Il resistere del cuore.

13 marzo 2017

Resistere come non mollare.

Resistere come re-esistere, esserci di nuovo.

 

Esserci sempre, cuore, mente e anima.
Chi va oltre, non va che fuori, sopra, sotto.. dentro.
Diciamola tutta , se questo è un buongiorno giusto per iniziare questo semestre? Direi di sì.

Ogni tanto credo sia giusto attaccarsi a questo caldo di prima mattina, rosso, bollente e agghiacciante che mi congela le mani.
In questo mese per me, dove mi si congela il cuore e non le lacrime, mi sento di considerare questo risveglio un bel risveglio, perché mi fa sorridere.
Non so, ho fatto una volta delle ricerche in internet, ma non trovo un nome.
C’è una sensazione, che ti porti dentro, sotto la pelle, nell’anima, che non ti lascia andare.
Una resistenza del corpo.

I traumi non li superi, puoi solo conviverci. Eppure, ci sono momenti, come questi, in cui traspirano da me, dagli occhi, dai capelli, da tutto quanto. Una volta parlando con una cara amica, avevo constatato questa cosa.. l’inconscio lavora anche senza pensarci. Cosa ben ovvia, si sa, ma davanti a un periodo duro, in cui sai che ci sono delle brutte ricorrenze, un’infinità di date che vorresti rimuovere dal calendario: il mio cuore sussulta.

Vado a tratti, piango a tratti, rido profondamente, soffro costantemente.
Cerco di non far sciogliere questa maschera.. ma un po’ questo sole, che scotta.. sia fuori che dentro, mi brucia.
Mi piacerebbe scoprire il nome, o inventarlo, per descrivere questa sensazione, questo stato d’animo ormai sicuro e certo per cui, appena ci si avvicina ad un ricordo concreto, come una data, una morte, si soffre. Non ci pensi, non vuoi, o vuoi, ma l’anima fa tutto da sola.
Ricordo appena scesa dalle scale, mia zia che abbracciandomi mi disse che sarebbe stata meglio, sarebbe stata bene.
Che sarebbe stata sempre nel mio cuore.
Non ti sento nel mio cuore, ti sento il mio cuore.


Ti sento nella pelle, nelle mani ghiacciate che non riesco a muovere, ti sento negli occhi sempre lucidi che chiedono aiuto, nei miei piedi che immobilizzano le gambe e non sanno farmi camminare verso qualcosa di stabile, ti sento nella pancia che si è fatta a nodo. Ti sento nella gola asciutta che fa ingozzare le parole. Ti sento dentro, fuori, nel sole.

Questa sensazione la chiamerò resistenza, il tuo resistere in me, re-esistere in me..
Questo marzo mi brucia.
Ma come ho detto tempo fa, è probabilmente giusto lasciarsi bruciare.

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