A piedi scalzi, testa all’aria.

da Parole di miele

L’ho già detto fin troppe volte, in questi ultimi mesi, che la salvezza risiede nell’immaginazione. Mi ritraggo costante con la testa fra le nuvole con la speranza di evadere da questa mancata libertà, di viaggiare, di fare, di esplorare. Non mi son mai reputata una grande viaggiatrice, anzi.. i viaggi erano un po’ la mia ancora per sopravvivere nell’immediato. Erano il mio obiettivo durante l’anno, quel pallino sul calendario da raggiungere e che mi faceva vedere una “fine” vicina a tutta la routine. Non importa dove, ma ci doveva essere. Anche viaggi brevi, semplici. La maggior parte delle volte tendo a tornare sempre negli stessi posti. Sono una grande sognatrice, ma sogno in piccolo, mi accontento. Se son stata bene ci ritorno, e non amo troppo il cambiamento repentino. Ci vuole una gran dose di coraggio (e di portafoglio eheh) nel lanciarsi sempre e costantemente in qualcosa di nuovo.. io invece mi lancio, ma a piccoli passi, graduale. Mi ci abituo, poco per volta, prendo consapevolezza e specialmente son sul pezzo, in grado di capire che le cose non vanno sempre come dovrebbero andare o come vorremmo farle andare… però, preferisco pianificare, organizzare e male che vada cambiare successivamente. Mi sto sperimentando un po’ improvvisatrice ma non lascio troppo al caso, cerco di avere dei piani di salvataggio nel taschino. Si è vero, son più le volte che non li uso di quelle che lo faccio ma questa cosa mi da comunque sicurezza. Preferisco così.

Mesi mesi mesi, a pensare a come sarebbe stato. Ora son ulteriori mesi che penso al passato e non vedo l’ora di tornare… mi immagino sulla mia bicicletta, col sellino troppo alto, in Olanda a pedalare incessantemente tra le vie di Rotterdam. E pensare che fu la città che mi piacque di meno.. eppure ora piuttosto che esser qui, con la pioggia, con la frenesia del lavoro e delle richieste.. vorrei esser lì.

A gustarmi quel buonissimo muffin con i frutti di bosco e pure senza glutine. Aveva una crema alla vaniglia sopra che ti avvolgeva il palato e sconvolgeva lo stomaco. Poi mi piacerebbe esser mano nella mano di nuovo tra le vie di Amsterdam, che ormai conosco come quelle del paese in cui vivo. Ciottolato ovunque, luci, splendidi negozietti di dolci, tazze fiori. Il gelato la sera rigorosamente senza lattosio, al cioccolato fondente con dentro dei pezzi di brownie. I coni di patatine giganti e calde, stracolme di salse. Divise per due, per non sentirci troppo esosi. Churros e nutella come sgarro di glutine e latte per poi rinchiuderci in casa senza alcun rimorso, insieme.

Andare alla ricerca di uno scooter per prendere e andare in spiaggia, travolti da un vento che non ci faceva star nemmeno in piedi ad osservare la ruota panoramica de Pier. Una pioggia che ci pungeva gli occhi, ma noi caldi ed abbracciati, felici come non mai. Chiudo gli occhi e mi immagino qualsiasi attimo, come quando li chiudemmo prima di dondolarci in aria, sopra tutta la città in un altalena gigantesca. Faccio un respiro grande come una casa, come tutti quelli fatti assieme, tra negozi, alla ricerca di scarpe comode dopo tutti quei mila e mila passi fatti senza nemmeno rendercene conto. I bus persi e le risate, i musei che mai avremmo pensato di vedere e tutto il cibo etnico che mai avremmo pensato di mangiare. Vacanza morbida come quel pollo e riso al curry delizioso. Un aereo del ritorno che non avremmo voluto prendere e che abbiamo pensato di stracciare, anche solo per un istante, per provare a rimanere lì..

Son tornata, ma son ancora lì.. e mi piace così tanto, immensamente tanto, che i ricordi siano ancora così vivi. Che i profumi siano ancora così percettibili e che se solo immagino il tutto, provo nostalgia, calore, acquolina, amore e tanta tanta tanta gioia. Me li tengo stretti, ma ci entro ogni giorno, in questi cassetti della mente. Ci entro a piedi scalzi per ballarci dentro all’infinito in questi tempi freddi, fermi e imprevedibili. Non vedo l’ora. Non vedo l’ora di tornare.

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