Bentornati tra le foglie, i rami e la mia casa.

da Parole di miele

Eccomi qui, sono tornata: ho deciso così. In realtà è da tantissimo che volevo farlo ma poi tra i mille impegni e le mille cose non trovavo il tempo. Sbagliatissimo, attualmente penso. Eccome. Perché questo era il mio posto. Questa è una cosa che so fare e che mi fa stare bene. Perché attendere? Perché rimandare?

Allora mi son presa questa bella decisione, e l’ho fatto per me stessa. Inoltre beh, l’ho fatto anche per chi mi leggeva e per chi in questo anno mi chiedeva dove fossi finita. Grazie di cuore, mi ricordo di ognuno di voi e ancor meglio del fatto che forse, vi siete ricordati più voi di me, che io di me stessa. 

Quindi immensamente grazie, perché mi avete dato la forza di ritornare e di ripensare ad un mio luogo felice.
Anzi, un mio luogo. Che ho immenso piacere di condividere. 

Ad ogni modo proprio oggi ho pensato davvero al mio ritorno, per me. Perché me lo devo.

Per chi mi conosce sa che ho sempre immaginato idealmente un luogo felice, un posto in cui io fossi me stessa e la chiamavo, o meglio, lo chiamo “la mia casetta sull’albero”. Questa casetta sull’albero mentalmente simboleggiava la mia libertà, quel posto in cui potevo chiudere gli occhi e respirare felice, come fanno nei film. Quel posto in cui sorridere e anche lasciarsi andare senza perdere la consapevolezza. Un posto magico, un posto mio. Dove essere me. Semplice (più o meno). 

Ho avuto un’adolescenza un po’ particolare. In realtà non mi posso lamentare perché non mi è mai mancato niente. Ma il mio primo vero viaggio, da sola, l’ho fatto a 18 anni. Per amore. 

E niente, ho sempre associato a quel luogo la mia casa sull’albero. Il mio posto felice. 

Non tanto per l’amore eh.. ma proprio perché, col senno di poi, ho capito quanto grande fosse il mondo, quanto piccola fossi io e quanto potessi sentirmi così profondamente libera. Libera da giudizi, pensieri, respiri. Li non mi conosceva nessuno, era come se fosse un mondo mio. Ed era così pieno. Adoro quel posto, ed anche tornarci. Provo questa immensa gradevole sensazione. 

Poi ho iniziato a viaggiare più spesso ed in posti altri. E caspita.. questa sensazione non mi mollava. Nonostante non fossi lì, in quel preciso luogo, stavo comunque bene. Allora ho pensato che forse, non era tanto il posto quanto il mio pensiero, quanto io, me stessa, in quel momento. Quella sensazione fantastica doveva appartenermi. 

La mia casa sull’albero in realtà non era un posto fisico e vero ma ancora meglio, era con me. Dentro di me. Ed era una sensazione bellissima che forse potevo portarmi dove volevo e essere così in qualsiasi momento volessi, o ne avessi bisogno. 

Ho pensato e provato, utilizzando tecniche altre.. tipo pensieri positivi, yoga, meditazione.. sperimentando, ma niente da fare. Forse è una sensazione bella e preziosa e non è ovviamente così facile da ottenere e manovrare. Forse devo scavare un po’ per trovarla e per rimanerci. O forse ci devono essere delle condizioni, seppur minime, che la stimolino e la facciano uscire. Tipo un input che dall’esterno mi da la scossa e viaggia dentro di me fino ad arrivare nel punto preciso in cui questa sensazione esce. E tac. Idea. 

Non posso viaggiare ogni volta per essere serena. Non posso creare questo spazio da dentro. E non possiedo nemmeno una valigetta come quella di Newt Scamander da portare sempre appresso e aprire quando ne ho voglia, che mi fa essere proprio nel momento e posto in cui vorrei essere. 

O forse si? Se forse la mia valigia fosse qualcosa di elettronico, con una password a cui accedere e che mi portasse mentalmente quasi in un’altra dimensione? In una stanza della mia mente a cui però posso accedere quando mi pare e piace? 

Ed eccomi qui, sono tornata. Forse questo posto magico già esisteva e me ne sono quasi dimenticata del suo grande potere. Forse perché era iniziato bene, come posto mio e luogo quasi segreto. Poi ho deciso di renderlo pubblico e come succede sempre, la fama gioca brutti scherzi. Per un attimo ti offusca la mente e ti fa cambiare, come se fosse diventato un compito, un lavoro, per piacere e servire ad altri. Ma in realtà era in primis il mio posto, il mio bisogno, quello di evadere con le parole. Con tutte quelle parole che mi si infilano in testa e che non posso tenere solo li, perché la sensazione di libertà vuol dire anche questo. Svuotarsi. 

In questi anni sono successe tante cose, molte. Ed ogni volta cerco di esser sempre più consapevole delle mie scelte, delle mie azioni e specialmente delle mie emozioni. Ed è così, quando ti piace una cosa poi ti fai prendere dalla foga e diventi cieco. Il vero motivo per il quale lo fai e come se scomparisse e ti fa perdere i sensi. Anzi, il senso.

La casa sull’albero è un mio bisogno, e mi restituisce il senso. 

Quindi d’ora in poi, cercherò di fare in modo che questo ritorni ad essere il mio bisogno. Il mio mondo, a portata di mano. Di click. E che mi restituisca il senso, il piacere di rimanere sospesa. Qui, ed ora.

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