Le lenti della costanza.

da Parole di miele

Ieri è successa una cosa bellissima. Nonostante tutti questi mesi carichi di regole, attenzioni, stress ed emozioni.. finalmente, ho aperto un grosso cassetto nella mia mente che pensavo di non aprire mai.

Quando si è piccoli si desiderano sempre tantissime cose. La maggior parte futili, ovviamente. Si è spesso attaccati alle cose materiali ed ancora ricordo le mie litigate con mia mamma per avere il tamagotchi, che forse, ho avuto per la prima volta a 14 anni.. quando ormai non andava manco più di moda, ero l’unica ad averlo, felicemente, ed usato solo per principio di base. In un mese ho recuperato tutti quegli anni persi senza quel piccolo aggeggio nella mia tasca.

Altre grandi discussioni, quando ero piccola, le avevo anche per la moda. Sia chiaro. Per quanto ai tempi fossi molto strana (e forse un po lo sono ancora) ci tenevo moltissimo a certe cose. I miei vecchi compagni di classe potranno confermare il mio look eccentrico, e ricordo ancora quando son andata a scuola (dovrebbe essere tipo seconda media) vestita di Bordeaux e arancione. Tutto rigorosamente studiato. Maglia nera, gonna bordeaux midi con inserti arancioni di vari fiori e fantasie, collant arancioni, all star nere con un laccio arancio e uno bordeaux. Altro che Luna Lovegood (si lei è il mio riferimento preferito).

Ma sapete, da quando ho 5 anni, un altro accessorio si è reso immancabile e direi indispensabile nella mia vita: gli occhiali. Sin dall’alba della mia prima infanzia, gli occhiali erano per me importantissimi. Per la forma, colore e chi più ne ha più ne metta. Dopotutto non potendo farne a meno perché non sfruttarli come dispendioso acquisto. Ebbene sì, ho vissuto tutto questo lunghissimo tempo con degli occhiali variopinti appiccicati al naso. Ogni anno, mi presentavo dall’oculista per la visita ed ogni anno mi ritrovavo a peggiorare, dovendo cambiare le lenti e sfruttando l’occasione per cambiare anche montatura. Nuovo look, prendiamola con filosofia.

All’incirca 11 anni fa, ho iniziato però a prendere coscienza di questa cosa e a viverla personalmente male. Non era più una gioia presentarmi dall’oculista, vedere quella mongolfiera in lontananza e giocare a leggere le lettere nel modo migliore. Mi rendevo costantemente conto che ogni volta ci voleva più tempo. Ogni volta le lettere sbiadivano e i numeri aumentavano. Dovevo ritenermi molto molto fortunata, in quanto avevo comunque la possibilità di andare oltre e risolvere il problema con un accessorio. Così bello e apparentemente banale, ma ingombrante dentro.

Ne son stata felice e contenta fino a quando non ho scoperto che c’era una luce, una possibilità di togliere tutto quanto e non avere più questo infinito attorno agli occhi. Ma vedere per davvero ogni contorno, limite, dettaglio, senza dover porre la mano sul comodino la mattina, senza dover pulire con un panno delle goccioline, senza dover chinare l’intera testa o spostarla perché solo con gli occhi i contorni non risultano definiti.

Insomma, poco da dire, ho scoperto che c’era un’operazione che poteva risolvere tutto quanto.. ed io non vedevo l’ora. All’inizio di tutto questo ho parlato di me, 11 anni fa, che ha scoperto questa cosa. Bensì, 11 anni son passati, in cui volta dopo volta, visita dopo visita, sembrava sempre più lontano e impossibile raggiungere questo sogno. Mi sembrava così vivido e incredibile che ho dovuto smettere di custodirlo nelle mie calde mani, e infilarlo all’interno della mente e del cuore, nel cassetto dei sogni. Quei sogni che sai che esistono ma poi, dopo un grosso respiro, ti ritrovi a chiudere a chiave. Preziosi ma impossibili, lontani e forse nemmeno raggiungibili.

Ieri, dopo tanti tanti anni, il cassetto ha iniziato a muoversi. Tremava fortissimo, così tanto da spaccare il lucchetto. Non ho pianto, pensavo di scoppiare in un mare di lacrime e che quel cassetto mi avrebbe mantenuto a galla. Invece nulla…. forse non ho ancora ben realizzato che non c’è più quel cassetto e quel grande sogno, finalmente, è proprio nelle mie mani. Nelle stesse, calde e impazienti mani.

Lo maneggio con molta calma e pazienza, perché finalmente è qui, ed è tangibile. Mai ci avrei pensato, mai avrei creduto, e sono qui. Davvero felice. Davvero contenta. Che dopo tanto odio verso la parola “pazienza” ne comprendo il significato. Che dopo tanto odio verso me stessa, capisco che, ci siamo. Siamo qui. Ed io sono prontissima.

Nonostante tutti questi mesi, carichi di tante tante cose… sono davvero felice di poter condividere queste piccole pillole di gioia che non vedo l’ora di sentire sempre più vive e vicine.

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