Un cuore verde striato.

da Parole di miele

È proprio vero che non si smette mai di stupirci. Avete capito bene, noi con noi stessi.

In piena quarantena, mentre ognuno di noi scopriva grandi doti culinarie (sapevo già di possederle…. scherzo) mi son data anche a qualche novità. Non ho quindi solo rispolverato cose che non facevo da molto tempo, ma ho proprio scoperto nuove parti di me. E chi l’avrebbe mai detto, di un pollice verde?

Ho sempre pensato di esser semplicemente in grado di fotografarle e ammirarle.. ed invece, sono entrata a capofitto in questo magico mondo. In questa verde jungla che non è più solo nella mia testa ma anche al mio fianco, in casa. Tangibile e percettibile.

Mai avrei pensato di appassionarmi ad un simile “hobby”, se così vogliamo chiamarlo… ed ora, non ne posso fare a meno. Un po’ per la dipendenza dalle piante verdi, un po’ perché ora vedo la mia casa vuota e sogno angoli in cui sistemare piante esotiche. Ma specialmente perché il mio cuore si sta riempiendo di amore.

Accudire una pianta vuol dire molto più che comprare un vaso, un fiore e sistemarlo sopra una mensola. Questi piccoli esserini ti insegnano la cura.. e sappiamo molto bene quanto io tenga a questa parola.

Mi hanno insegnato ad esser paziente. A gioire immensamente per una nuova foglia. Ad attendere una crescita, a scovare un problema, ad osservare il dettaglio, a riempire un vuoto. Mi hanno insegnato a conoscere, leggere ed imparare. A proporzionare, a calibrare e dosare. Mi hanno insegnato ad ascoltare il silenzio ed i movimenti.. non son sempre le parole ad esprimersi, ma anche i gesti.

Ma la cosa più importante che mi hanno insegnato è che l’amore non è tutto. L’amore dev’essere riconosciuto ed usato con costanza e consapevolezza. Il troppo amore uccide. Sfugge e ferisce.

C’è stato un momento in cui mi son sentita davvero scoraggiata. Ho salvato piante malate, da parassiti e da tempeste.. eppure, alcune, continuano a provare sofferenze ed io non ne capivo il motivo. Ho tentato di tutto e non comprendevo il perché.. E la risposta, l’avevo proprio sotto al naso. Anzi, nelle mie tasche. Ancor meglio, nel tempo.

La causa più grande di morte e malattie nelle piante, è la troppa attenzione, il troppo drenaggio, la maniacale ostentazione di controllo. Ho avuto a che fare con piante semplici, che mi hanno dato gioie incredibili. Ho avuto a che fare con piante ostiche che purtroppo non son sopravvissute al nostro legame, nonostante l’amore e la volontà. Ed ho tutt’ora a che fare con un grande problema, quello di dare troppo, dare tanto, non saper comprendere che a volte è giusto stare fermi, non far nulla, respirare e ammirare a distanza, ogni tanto prendere strade differenti per rincontrarsi successivamente. Quando è il momento.

Mi hanno insegnato che è importante anche dimenticare e sostare. Non è sempre necessario presenziare, bensì è importante esserci. Ed essere è consapevole, resiliente, testardo ma paziente, silente e vigilante.

Ed ora, ringraziando di cuore tutto questo, apro mente e corpo a qualsiasi altro insegnamento.. perché son le cose più innocue, “piccole” e banali che ci donano tanto. Ormai lo sappiamo bene.

Sono a quota 13. Devo dosare bene l’acqua. Ascoltare i bisogni altrui e non solo i miei. E son pronta ad imparare altro.

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